AGROALIMENTARE E GUERRA: Pubblicato il report di CREA

Redazione ASCHENAZIA • 5 aprile 2022

DAL CREA I NUMERI DELL’IMPATTO SUI COSTI DELLE AZIENDE AGRICOLE ITALIANE

CREA Politiche e Bioeconomia pubblica il report “Guerra in Ucraina: gli effetti sui costi e sui risultati economici delle aziende agricole italiane”, elaborato dai ricercatori del Centro, che hanno calcolato sulla base dei dati aziendali rilevati dalla rete RICA (Rete d’Informazione Contabile Agricola, gestita dal CREA Politiche e Bioeconomia, fonte ufficiale UE, che monitora il reddito e le attività delle imprese) l’aumento dei costi di produzione cui devono far fronte le aziende agricole a seguito dell’impennata dei prezzi degli input.

Per le 6 voci di costo considerate: fertilizzanti, mangimi, gasolio, sementi/piantine, fitosanitari, noleggi passivi, l’impatto medio aziendale è di oltre 15.700 euro di aumento, ma con forti differenze, tra i settori produttivi e a seconda della localizzazione geografica.

Ad essere più penalizzati, con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti (
tra il 65% e il 70%), sono i seminativi, la cerealicoltura e l’ortofloricoltura per l’effetto congiunto dell’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti, seguiti dai bovini da latte (+57%). 

Più contenuti, invece, gli aumenti per le colture arboree agrarie e per la zootecnia estensiva. A livello medio nazionale l’aumento dei costi si attesterebbe al 
+54% con effetti molto rilevanti sulla sostenibilità economica delle aziende agricole, in modo particolare per le aziende marginali.

In termini assoluti le aziende italiane potrebbero subire incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro, 
che sfiorano i 99.000 euro nelle aziende che allevano granivori.

In definitiva, l’attuale crisi internazionale congiunturale può determinare in 
un’azienda agricola su dieci (il valore medio nazionale è pari all’11%) l’incapacità di far fronte alle spese dirette necessarie a realizzare un processo produttivo, estromettendole di fatto dal circuito. Tale percentuale era prima della crisi del tutto irrilevante, pari all’1% delle aziende RICA.

Nello scenario ipotizzato in questo lavoro si stima che il 
30% delle aziende su base nazionale possa avere reddito netto negativo, rispetto al 7% registrato prima dell’attuale crisi, sempre con una rilevante variabilità territoriale e di specializzazione produttiva.



Fonte: https://www.crea.gov.it/

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